Celine Sciamma” ecco, questo nome me lo devo proprio segnare!

Dopo aver visto questo suo ultimo lavoro, mi auguro (e le auguro) di poter sentire nuovamente il suo nome risuonare nel panorama cinematografico.

Questa pellicola mi ha letteralmente rapito, incantato, emozionato e divertito!

*Nel seguito rivelerò alcuni particolari sulla trama, se non volete conoscerli non proseguite oltre*

La storia che Celine ci racconta è uno sguardo nella vita di Laure, interpretata dalla bravissima Zoé Héran.

Trasferitasi da poco assieme alla sua famiglia, in una cittadina francese di periferia, Laure ci apre la porta sul suo mondo: il mondo di una ragazzina di 10 anni, che inizia a scoprire sé stessa e le prime difficoltà di socializzazione con gli altri. Ed è proprio sulle relazioni che la regista pone la sua attenzione.

Quanto siamo disposti a mascherarci per essere accettati dagli altri? E qual è il prezzo di questa bugia, verso chi ci conosce nel profondo e ci accetta per quello che siamo?

Laure è una ragazzina come ne esistono tante, ma come tante differisce dallo stereotipo femminile. Non le piace portare la gonna, ama giocare a calcio, ha i capelli corti: noi la definiremmo un maschiaccio (da qui il titolo “Tomboy” che in gergo Americano significa proprio questo).

Ecco, io non so di chi sia il merito, se della regista che ha saputo sapientemente dirigere questi “piccoli” attori o se questi ragazzi sono di una bravura sconvolgente, o probabilmente per entrambe le cose, ma quello che ne risulta è uno spaccato di realtà così vero e coinvolgente da rendere lo spettatore parte integrante della storia narrata. O almeno questa è la mia impressione. E quando un film riesce in questo beh, io lo chiamo capolavoro.

Particolarità:

  • meraviglioso e non scontato il rapporto tra Laure e la sorellina più piccola. Uno di quei legami così unici che tutti desidereremmo avere;
  • lo stampo del tipico film francese “pochi dialoghi e tanti silenzi” é applicato anche qui, io però in questo caso lo trovo adattissimo;
  • questo film ha vinto l’edizione 2011 del Torino LGBT Film Festival. Da una parte, sono molto contenta di questo riconoscimento perché ha permesso al film di farsi conoscere; dall’altra però, mi dispiace che sia stato categorizzato come un film “a tematica” perché penso che questo ne abbia limitato la diffusione al di fuori del circuito dei festival (vista la nota chiusura mentale del nostro paese a proposito di queste pellicole).
    La tematica dell’identità sessuale, in questo film, è solo marginale, a mio parere. Il film vuole dirci molto di più.
    Vuole farci aprire gli occhi su quanto sia importante imparare a conoscersi e ad accettarsi, ma di quanto spesso sia difficile essere noi stessi in mezzo al resto del mondo.
  • Finalmente un film in cui la famiglia è presentata come una famiglia “normale”: due genitori affettuosi, severi quando serve, accoglienti, con i loro momenti no, ma che sanno anche chiedere scusa. Che danno fiducia, ascolto e attenzioni ai loro figli.
    Una famiglia come tante, come le nostre, senza pruriginosi e morbosi segreti, che sembrano solitamente dover condire per forza i film che affrontano queste tematiche (come a voler giustificare chissà quali teorie).
  • Orribili le voci del doppiaggio italiano.
Se non si era capito, CONSIGLIATISSIMO! 🙂
Princess_S
ps_ se vi interessasse vederlo, mandatemi una mail.
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